Novara di Sicilia, tra pietra, vento e formaggi

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C’è un punto della Sicilia nord-orientale in cui i Nebrodi sfiorano i Peloritani e le montagne sembrano stringersi la mano. Su uno di questi crinali, tra valloni scoscesi e campi terrazzati, sorge Novara di Sicilia, un paese che ancora oggi vive più di silenzi che di clamore, ma che offre a chi arriva il volto di una Sicilia diversa da quella costiera.

Da lontano si scorgono il campanile, il profilo del castello, le case addossate lungo il versante. Avvicinandosi, il paesaggio cambia rapidamente: la macchia lascia spazio a noccioleti, piccoli appezzamenti coltivati, muretti a secco. La strada serpeggia e, dopo una serie di curve, il centro abitato si apre all’improvviso. Non c’è l’impatto scenografico delle località turistiche di massa, ma la sensazione concreta di entrare in un luogo dove la quotidianità non è stata ancora riconfezionata.

Il cuore del paese è fatto di pietra. I vicoli salgono e scendono seguendo l’andamento naturale del terreno, le scale collegano livelli diversi, le facciate mostrano portali scolpiti, balconi in ferro, archi che un tempo erano ingressi di magazzini e stalle. Nei palazzi del centro storico si leggono i segni di un passato di piccola nobiltà e di borghesia rurale, mentre le case più modeste raccontano l’altra faccia della stessa storia: quella delle famiglie contadine che vivevano di grano, bestiame, nocciole.

Sulla parte alta del paese resistono i resti del castello, punto di osservazione naturale che domina le valli circostanti. Salire fin lassù significa capire perché, nei secoli, Novara abbia avuto un ruolo strategico: da una parte lo sguardo raggiunge, nelle giornate limpide, il Mar Tirreno e le Eolie; dall’altra scende lungo il sistema di valli che collegano i paesi interni. È un paesaggio che parla di controllo del territorio, ma oggi, più semplicemente, offre una delle vedute più nitide sulla complessità geografica di questa parte di Sicilia.

La vita quotidiana si concentra intorno alle chiese principali e alle piazze che le circondano. L’interno degli edifici sacri custodisce altari, statue, tele che coprono un arco di secoli e che testimoniano la capacità del paese di attrarre maestranze e committenze anche nei periodi di maggiore isolamento. La religiosità non è solo un fatto di calendario: processioni, feste patronali e riti legati all’anno agricolo continuano a scandire il tempo collettivo, affiancandosi ai ritorni estivi di chi è emigrato e rientra per qualche settimana.

Uno degli elementi che ha contribuito a far circolare il nome di Novara di Sicilia fuori dai suoi confini è la tradizione casearia. La provola di Novara, con la sua forma caratteristica e la pasta compatta, è il prodotto più noto, riflesso di una pastorizia che qui ha trovato per secoli pascoli e acqua. Ma chi entra nelle botteghe del paese scopre anche altri formaggi e ricotte, spesso lavorati ancora con metodi artigianali, frutto di piccole produzioni familiari. A questi si affiancano salumi, pane, dolci legati alle ricorrenze religiose, in una cucina che ha il passo lento delle stagioni.

Accanto al cibo, c’è un altro tratto che racconta il rapporto tra comunità e territorio: il tradizionale gioco del maiorchino, antico passatempo invernale che prevede il lancio di una pesante forma di formaggio lungo le strade esterne al paese. Più che una curiosità folcloristica, è una chiave di lettura del carattere del luogo: competizione, socialità, abilità manuale e fisica, tutto raccolto in un rito che coinvolge generazioni diverse e che mantiene vivo un legame con un modo di stare insieme che oggi altrove si è perso.

Dal punto di vista naturalistico, Novara di Sicilia è un buon punto di partenza per esplorare una rete di sentieri che risale i versanti verso i boschi e scende verso i torrenti. Le passeggiate nei dintorni permettono di incontrare cascate nascoste, mulini dismessi, coltivi abbandonati e altri in piena attività. Non servono imprese da escursionisti esperti: spesso bastano scarpe adatte e un minimo di orientamento per uscire dal perimetro urbano e trovarsi immersi in un paesaggio che alterna elementi naturali e tracce di lavoro umano.

Il clima, qui, non concede molti compromessi. Gli inverni possono essere freddi e umidi, con giornate ventose e, talvolta, nevicate che rendono il paese quasi irreale, sospeso. Le estati, invece, sono più miti rispetto alla costa: le giornate sono calde, ma le notti restano respirabili, e l’altitudine consente di sfuggire all’afa. È proprio nei mesi estivi che si concentra la maggior parte degli eventi: concerti, rassegne, iniziative culturali che provano a connettere il paese con un pubblico più ampio senza tradirne la natura.

Dal punto di vista del viaggiatore, Novara di Sicilia non è una meta immediata. Richiede di dedicare tempo al tragitto e al soggiorno. Non ci sono grandi strutture, ma piccoli alberghi, case diffuse, bed and breakfast a gestione familiare. È un luogo che si presta a soste di più giorni, magari come base per visitare i paesi vicini, le aree naturalistiche e, quando lo si desidera, scendere verso il mare per una giornata, sapendo di poter tornare in quota la sera.

In un contesto regionale in cui molte energie si concentrano sulle località più note, centri come Novara di Sicilia restano in bilico: da un lato rischiano lo spopolamento, dall’altro custodiscono un patrimonio di paesaggio, saperi e relazioni che potrebbe diventare una delle chiavi per immaginare un futuro diverso per l’entroterra. Chi decide di includerlo nel proprio itinerario scopre una Sicilia fatta di pietra, vento e formaggi, meno immediata ma più capace di lasciare un segno duraturo nella memoria del viaggio.

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