Sciacca, il silenzio di Cala Sovareto

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Chi arriva da Sciacca verso ovest, lasciandosi alle spalle il traffico del centro e le case affacciate sul porto, incontra dopo pochi chilometri un tratto di costa che sembra quasi appartenere a un’altra geografia. È l’area di Sovareto, un piccolo quartiere affacciato sul mare, dove la spiaggia si allunga in un arco chiaro e il paesaggio, nonostante la presenza di diversi complessi turistici, conserva ancora una misura umana.

Cala Sovareto – che in realtà è un lungo litorale interrotto da piccoli speroni rocciosi – è uno di quei luoghi che i siciliani conoscono bene, ma che raramente compaiono nelle classifiche delle mete “imperdibili”. Eppure, per chi cerca mare pulito, spazi ampi e una spiaggia che non sia stata completamente addomesticata, questo tratto di costa ha molto da dire. La sabbia è chiara, granulosa, con qualche ciottolo e tratti dove affiorano lastre di roccia a riva; il mare, quando il vento si placa, assume sfumature che vanno dall’azzurro chiaro al blu più intenso.

Alle spalle del litorale, la macchia mediterranea sopravvive tra una struttura ricettiva e l’altra: arbusti bassi, ciuffi di vegetazione che resistono al vento salmastro, piccoli sentieri tracciati dal passaggio di chi va e viene dalla spiaggia. La presenza di alcuni resort non ha cancellato del tutto il senso di apertura del paesaggio. Ci sono tratti attrezzati con lettini, ombrelloni e chioschi, ma restano anche porzioni di spiaggia a libero accesso, utilizzate soprattutto dai residenti e da chi conosce la zona da tempo.

La conformazione del litorale rende questo tratto di costa adatto a pubblici diversi. I fondali, nei primi metri, scendono con gradualità, permettendo ai bambini di muoversi in acqua senza troppi rischi quando il mare è calmo; più al largo, dove la profondità aumenta, si incontrano scogli e secche che attraggono chi ama nuotare o fare snorkeling, con maschera e boccaglio. In alcune giornate, soprattutto fuori stagione, il silenzio è interrotto solo dal rumore delle onde e dal passaggio di qualche barca, quasi sempre piccole imbarcazioni da diporto partite dal vicino porto di Sciacca.

L’accesso alla spiaggia è relativamente semplice: la zona è servita da una strada litoranea e da aree di parcheggio, più o meno organizzate, che permettono di raggiungere il mare in pochi minuti a piedi. In estate, nelle ore centrali della giornata, la presenza di bagnanti è significativa, ma difficilmente si ha la percezione di una costa “satura”; l’ampiezza del litorale e la possibilità di spostarsi di qualche decina di metri fanno sì che ognuno trovi il proprio spazio. Chi arriva nelle prime ore del mattino o al tramonto scopre però un volto diverso: la luce radente disegna le ombre delle dune, il profilo degli scogli si staglia più netto, il traffico si riduce e la spiaggia recupera una dimensione più intima.

Cala Sovareto è anche una buona base per chi vuole alternare mare e visite nell’arco della stessa giornata. A pochi chilometri si trova Sciacca, con il centro storico, le chiese, i resti delle antiche fortificazioni e il Castello Incantato, luogo in cui l’arte spontanea di Filippo Bentivegna ha trasformato un poggio in un museo all’aperto. L’entroterra, verso Caltabellotta e Burgio, offre un paesaggio collinare scandito da uliveti e vigneti, con piccoli borghi che conservano una vita quotidiana non ancora piegata totalmente al turismo.

Non mancano, in questo quadro, le criticità che riguardano gran parte delle coste siciliane: l’erosione marina che in alcuni tratti mangia la spiaggia, i rifiuti lasciati da una parte dei bagnanti, l’equilibrio sempre delicato tra nuove strutture e tutela del paesaggio. Cala Sovareto, per ora, regge meglio di altri tratti di litorale alla pressione, anche grazie a un tessuto urbanistico che non ha “murato” completamente la costa e a una vigilanza crescente sulle concessioni demaniali. Ma la sensazione, passeggiando lungo l’arenile, è che si tratti di un equilibrio che va curato e difeso, non dato per scontato.

Per il viaggiatore che decide di inserirla nel proprio itinerario, questa spiaggia è soprattutto un invito a ritrovare un ritmo più lento. Non c’è il colpo d’occhio scenografico di certe cale racchiuse tra pareti rocciose, né l’iconografia da cartolina delle mete più famose: qui la bellezza è distesa, orizzontale, fatta di dettagli che emergono nel tempo. Una giornata intera, tra bagni, passeggiate e soste all’ombra, è spesso il modo migliore per comprenderla.

In un’isola dove molte coste sono state trasformate in palcoscenici affollati, Cala Sovareto rimane un tratto di Sicilia che parla ancora la lingua semplice del mare e della sabbia. Sta al pubblico che la frequenta decidere se conservarla così, scegliendo comportamenti rispettosi e un uso sobrio degli spazi, o se spingerla verso quella stessa omologazione che altrove ha già presentato il conto. Per ora, chi la cerca trova ancora un luogo in cui il mare è protagonista e dove, nonostante la presenza di strutture e servizi, è possibile sentirsi davvero ospiti, e non solo clienti, di una costa che ha ancora qualcosa di autentico da raccontare

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